Il terremoto in Abruzzo (di M. A. Donatiello)
Raffaele
Alcuni componenti della associazione “Mesagne incalza” mi hanno chiesto di scrivere poche righe sull’ultima catastrofe, che ha colpito, duramente, il cuore della nostra Italia, per esprimere solidarietà ai connazionali abruzzesi e quanto altro sia possibile riferire in circostanze del genere. Vi dirò che sono riluttante nel farlo, perchè profondamente convinta che di fronte al lutto, al dolore, alla disperazione ed alla devastazione il silenzio valga più di mille parole ed un gesto concreto più di cento buoni propositi incompiuti.
Del resto, cosa potrei scrivere? Vi siamo vicini, vi aiuteremo in ogni modo possibile? Mi direste: fatelo e basta! Oppure, potrei soffermarmi sull’analisi del perchè e per come sia potuto accadere, che un terremoto abbia distrutto in pochi minuti, forse secondi, una città di una moderna nazione? Mi rispondereste, giustamente, che proliferano gli esperti ed opinionisti in materia e che, dunque, non occorre che io mi aggiunga a loro! Di parole, infatti, in queste ore, sono piene i giornali, le televisioni, le radio. … Ed allora, colgo l’invito della mia associazione, per fare solo una breve, personalissima, riflessione.
Da lunedì mattina, ci accompagnano le notizie del susseguirsi delle scosse, la conta dei morti e dei sopravvissuti, il numero degli sfollati, le immagini delle macerie. In tal modo, nella mia mente, si sono come fissate alcune “voci”, spesso contrapposte. Da un lato, ad esempio, ho la visione della “Casa dello Studente”, completamente distrutta, con ancora i corpi dei ragazzi da restituire alle famiglie; dall’altro, i furgoni blindati che trasportano i detenuti del “41 bis” in luoghi più sicuri, perchè il carcere, quello, non è crollato.
Da una parte, c’è la storia della nonnina di 93 anni, che si è salvata lavorando all’uncinetto e dall’altra la tragedia del caporedattore del quotidiano locale, che in una notte ha perduto i genitori ed i due figli, poco più che sedicenni, dopo una domenica di festa. Ancora, gli sguardi delle persone che, nelle prime ore, vagavano con addosso il solo pigiama, senza più nulla al di fuori della propria vita, ed, in queste ore, il lavoro delle Forze dell’Ordine che, oltre a tutto il resto, sono costrette a fare ronde notturne contro gli sciacalli, giunti da ogni dove………….E, su tutto, la cupola della basilica delle “Anime sante” che si sgretola pezzo per pezzo, momento per momento. Filosoficamente verrebbe da dire: è la vita! Effimera vita, che un terremoto viene a ricordarci; assurda vita, che ci fa continuare a dormire in un letto caldo, mentre a poche centinaia di chilometri la terra continua a tremare e tanti come noi a non dormire……….
A loro va, semplicemente, il nostro pensiero, sperando che il silenzio, che adesso sarebbe opportuno e, forse, necessario, non diventi dimenticanza trascorsa l’emergenza. Davanti alle nostre imbandite tavole pasquali, fermiamoci un istante a pensare a questo e proviamo a ritrovare l’essenza delle cose e di noi stessi, quella essenza che un terremoto, paradossalmente, ci ha fatto ricordare.
Buona Pasqua L’Aquila!
Maria Antonietta Donatiello
Resp. Ufficio stampa ass. “Mesagne incalza”
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